Tumori Urologici Candiolo

Alla luce dell’elevata prevalenza di tumore alla prostata, con la diffusione su larga scala del dosaggio del PSA si verificano talvolta sovra-diagnosi ed il successivo sovra-trattamento di malattie clinicamente indolenti.

Poiché tutte le opzioni di trattamento curativo disponibili per il tumore alla prostata comportano il rischio di effetti collaterali, è necessario, nei pazienti a basso rischio di morte cancro-specifica, valutare un approccio conservativo

Diverse serie di studi condotti su pazienti esclusi dal trattamento locale (per malattie T1/T2 e grado ISUP < 2) hanno mostrato un tasso di sopravvivenza cancro-specifica di circa l’80-90% a 10 anni.

I tassi di sopravvivenza cancro-specifica si riducono tra il 60 e l’80% a 15 anni di follow-up.

Tali evidenze hanno portato a considerare eleggibili a trattamento locale pazienti con un’aspettativa di vita di almeno 10 anni e limitate comorbilità, che aumenterebbero il rischio di morte per cause non correlate al tumore della prostata. 

Esistono due strategie distinte per la gestione conservativa che mirano a ridurre il sovratrattamento: sorveglianza attiva e vigile attesa.

Sorveglianza attiva

Sorveglianza attiva

La sorveglianza attiva consiste in un monitoraggio sistematico clinico-laboratoristico-radiologico che ha lo scopo di evitare trattamenti non necessari e, di conseguenza, effetti collaterali non necessari in uomini con tumore della prostata clinicamente localizzato a basso rischio ed un’aspettativa di vita di almeno 10 anni.

I pazienti vengono seguiti nel tempo attraverso protocolli predefiniti e, mentre alcuni di essi non subiranno mai un trattamento attivo, in altri, tale approccio, consente di raggiungere il timing corretto per il trattamento curativo.

Vigile attesa

La vigile attesa si riferisce alla gestione conservativa dei pazienti ritenuti non idonei al trattamento curativo fin dall’inizio a causa di una limitata aspettativa di vita.

I pazienti vengono clinicamente monitorati circa lo sviluppo di una progressione locale o sistemica con disturbi legati alla malattia, alla comparsa dei quali, vengono trattati in modo palliativo con lo scopo di preservare la loro qualità della vita.

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dr. Paolo Alessio Urologo

dr. Paolo Alessio
Dirigente Medico Chirurgo Urologo presso l’IRCCS Istituto di Candiolo.